16/10/2009

Il film d'azioni

Superba prova di Myroslav Pykekos alla regia, più che ottimo Fellone, commovente Rinaldi, da rivedere vieni127 (da Il Venerdì di Repubblica, 31/07/09).


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06/10/2009

Viva la vita e chi la creò

Non ho mai tempo, perdinci, per cui vado a scrivere a ridosso dell'una di notte di un placido lunedì d'ottobre ciò che avrei dovuto scrivere un mese fa: signore e signorine, ragazze e purchiacchelle ecco a voi la descrizione del mitico 7 settembre 2009, un giorno che il buon vieni127 avrebbe tranquillamente fatto a meno di vivere. Oddio, a distanza di un mese ne ricordo contorni sfumati ed è venuta meno la carica emozionale, ma con uno sforzo di memoria (non ho bevuto oggi, ricordo cose come una scoppetta) cerco di riportare su supporto digitale quella che fu una giornata che non avrebbe potuto perdersi nei meandri dell'indifferenza.
Una giornata di merda, che si preparò ben bene da qualche giorno, come il fuochista che mette in fila i botti per giochi pirotecnici di quelli belli. Porca l'ocaccia, mi sto dilungando e inizio a tenere sonno. Dovrò essere succinto e diretto.
Mi alzo e vado a prendere certe scarpe: avevo comprato su internet due paia di calzature nuove, per lavori in una strada il corriere non me le recapita a casa e quando chiamo per capirne il motivo vengo mandato a fanculo io e le scarpe nuove. Devo andarle a prendere al deposito, che non so dov'è. Alle 8 e 45 vago per Badesse sbagliando ripetute volte strada e trovando il bandolo a fatica. Neanche a dirlo: la signora mi guarda storto perché le avevano già rimesse sul camion. E la strada bloccata? Oggi evidentemente sarebbero riusciti a recapitarmele.
Vado sul luogo di lavoro (in ritardo) e senza neanche parlare vengo cazziato per un libro che avevo preso e non posato: ma il tempo di leggerlo? No, muto. Va bene, l'idiota Myskin che è in me sorride e cerca di non farselo passare per il cazzo. Mi reco in un secondo luogo nel primo pomeriggio per seguire certe lezioni, impaziente passo prima dove avevo parcheggiato l'auto per mettermi le scarpe nuove: "Ehy, tu sei il proprietario della macchina? Ecco, te e quelli come te hanno rotto i coglioni. Io ci abito qui e per le merde come te non trovo mai posto" e chiedo scusa mentre leggera mi sale una proctalgia fugace che mi toglie il fiato da bocca. Aspetto stoico, inizio a spazientirmi.
Arrivo puntuale alle lezioni, alle 14 e 30: iniziavano alle 14. Bene, vieni127 bello e sfortunato, ora che c'è la pausa parlerai col prof e gli spiegherai del disguido. "Eheh, pensavo fosse alle due e mezzo... come? Ma ho seguito praticamente tutto... Ah, mi scusi, ha ragione lei" e mi dice che, peccato, ma quella lezione durata fino alle 19 è come se non l'avessi seguita. Niente firma, niente ufficialità della mia presenza. Dio bono.
Torno a casa fischiettando, sciubidù sciubidà. Sport con gli amici, calcio a cinque per, finalmente, rilassarmi. E parte il litigio perché mi permetto di richiedere la palla a dieci minuti dalla fine, dopo varie corse a vuoto: "Ma che cazzo vuoi?". Ehehe. Che cazzo voglio? Niente. Ma permettimi di dirti, caro amico mio che giochi manco fossi Maradona: @bue#*°#madon@@#$%nsang°#**presep&%%@#re_mag@@%&culo!

(alle ore 23.40 ho finalmente potuto indossare queste splendide scarpe nuove)

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15/07/2009

Tendere all'anosmia

Quindici luglio, lo terrò a mente questo giorno: dopo l'avventura lampo quale donatore integerrimo di sangue (durata due ore, di fila per lo più), il fato avverso ha deciso bene di mettere a durissima prova il mio sistema olfattivo, regalandomi attimi di paura e sgomento, temprando le narici, annessi e connessi. Dei cinque sensi è il più figlio di puttana, l'odorato: sti cazzi non poter carpire la fragranza di un mazzo di violette, non poter stimolare la fame col profumo di una grigliata di carne o non potersi compiacere di una propria scorreggia. Io dal quindici luglio 2009 tenderò verso l'anosmia, ossia perdita permanente di questo inutile senso.
Fame. Invitato un amico. Gigioneggiante, metto l'acqua, fischietto, tutto deve esser pronto per le ore 14: tagliatelle con spinaci, salsiccia e panna. Una sciccheria. Prendo il boccaccio col sugo pronto, lo apro e... sffff. Sfrigola, svito il tappo, oso le narici e una nube tossica si diffonde per la casa, inondando me e il mio ignaro fratello. Corsa pazza nel bagno, isterico buttare il contenuto maleodorante nel cesso, tornare in cucina e sentire conati di vomito.
Osiamo, con prudenza, a due centimetri dalla tazza: apriamo un altro boccaccio. Sffff. Paura, panico puro, nel gettare il contenuto con velocità massima mi schizzo la maglia, me la tolgo, il puzzo è raddoppiato. Siamo in bambola. Prendete la diarrea post sbronza più schifosa che abbiate mai partorito, aggiungete quattro uova marce, innaffiate con essenza di smog tarantino, fate cuocere nella rete fognaria di San Francisco: otterrete un intingolo che al confronto di quei sughi andati a male vi sembrerà Chanel numero 5.
Io con l'odora-ambiente usato di rado, il mio disperato fratello con un deodorante per le ascelle, ventilatore sparato a mille: la puzza rimane a mezz'aria. Andiamo a cacare e non tiriamo lo scarico, cuciniamo aspirando cipolle avidamente (che olezzo magnifico), immergo le mie narici nelle ginocchiere usate la sera prima a calcetto: tutto è meglio di quella schifezza, arma chimica che potrebbero usare negli stadi per sedare risse di ultrà. Scaraventando spinaci e salsiccia scaduti in testa ai facinorosi.
Ora sto scrivendo con una mascherina impregnata di profumo. Ma sento che le forze sono sempre meno. Avverto depressione psichica. Quasi quasi sono contento di non aver donato pure il sangue...



(nelle difficoltà si capisce chi sono i veri amici, quelli che non ti tradiscono)

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Non idoneo all'altruismo

Va bene, se è questo che il mondo vuole questo è quello che il mondo avrà: ovvero zero gocce del mio sangue, neanche uno sputo del mio caldo, dolce, magnifico sangue rosso (e pure un po' blu viste le mie origini nobili). Ma andiamo con ordine.
Oggi avevo deciso: giornata dell'altruismo! Ma sì, doniamo un po' del mio sangue, d'altra parte m'avevano assicurato ce ne fosse bisogno. Levataccia, un sacrificio sopportabile pensando al buon gesto che sarei andato a compiere, quindi due ore (due!) di fila in quell'ambiente asettico con vecchi, chiatti, brufolosi e gente non proprio affidabile al mio fianco. Supero ogni step con santa pazienza, faccio le analisi preliminari con lo stick (glucosio, emoglobina, pressione e frequenza cardiaca), se ne deduce che sono una pellaccia. Quasi mi vergogno di avere un blog del genere, perdinci, sprizzo salute da ogni cellula.
Poi c'è il colloquio, l'ultimo ostacolo prima di vedere una delle mie vene infilzata da un ago, una bella chiacchierata con una dottoressa: sapete, serve per i pivellini, io sono un medico, ne so abbastanza. "Si, eheh, siamo colleghi" ammicco con grandeur, lei mi sorride.
"Ma questi occhi? Come mai sono rossi?" mi chiede la tizia con fare indaginoso e, diciamolo, antipatico. "Gli occhi? Ah si, eheh, gli occhi... soffro un po' di blefarite, un po' di congiuntivite, poi detto tra noi, tra colleghi eheh, ieri sera ho fatto un po' tardi, eheh" e cerco una complicità che lei mi fa capire mi posso sbattere nel culo. "Io, a te, il sangue non lo faccio donare" mi fa serafica. Che? A me? Al più giovane della truppa? All'unico medico che era andato a donarlo? A colui il quale veniva da due partite di calcetto consecutive senza il minimo affanno e dolore?
Avrei potuto donare non 40cc di sangue, ma due litri. E per un occhio rosso e un "no no, non mi fido, mi potresti svenire, hai un'aria sconvolta" non mi lasci essere altruista? Le stavo donando un po' di saliva seduta stante, sapete, c'è da rimanerci male quando vedi che il mondo non vuole il tuo aiuto. Poi avrei potuto donargli pure un po' di sperma. Ah, che nervosismo.
Non conosco il mio gruppo sanguigno ma spero col cuore sia uno 0+. E che oggi a Siena sarebbe servito come acqua nel deserto un mezzo litro di 0+. E che non l'avrebbero trovato. Anzi, sono sicuro che in questo momento qualcuno sta morendo per mancanza di questo benedetto 0+. E io mi ubriaco alla facciaccia loro e brindando ai miei 24 anni e al mio sangue frizzantino. Nato per non essere altruista.



(la costernata, ma troia, dottoressa che mi ha considerato non idoneo)

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19/06/2009

Problemi d'equilibrio

Ho rischiato di morire. Me ne sono reso conto stamani, quando il capo mi duoleva in più punti e con una accurata ispezione ho notato altre due zone di impatto, oltre a quella nota, sulla fronte. Tutta colpa del maledetto equilibrio, quello che evidentemente non ho. Se qualche mese fa me la cavai con un paio di infradito rotto e con un ruzzolone per una ripida discesa, questa volta ho cercato di sfondare, mio malgrado, una porta con la zucca, a mo' di ariete.
Non l'ho fatto apposta. Dio, che spavento. Avevo perso le cartine in terra, abbasso lo sguardo per cercarle, le scorgo, faccio per prenderle e mi sbilancio: incomincio una corsa-testa-china che se non ci fosse stata quella porta (chiusa) sarebbe finita chissà come, chissà quando. E se fossi caduto in un dirupo? E se mi fossi trovato su un porto? Dio, grazie.
Fatto sta che ho terminato il mio caracollare con una incornata impetuosa, al che alcune ragazzette ingenue e graziose hanno emesso un gemito di spavento. Intontito ma non kappaò, mi sono alzato dopo un secondo di simulante "quattro di bastoni", con una rapidità figlia dell'imbarazzo. Ero alticcio, cazzo se lo ero. E sanguinante.
Quando alzo un po' il gomito non fatemi prendere oggettistica in terra: potrebbe essere l'ultima delle mie azioni. Tant'è: sono escoriato e con bernoccoli, ma sono vivo. Passo e chiudo.



(ragazzina spaventata teme il peggio ma vieni127 sta simulando e si rialza dopo poco)

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11/05/2009

Stendhal Syndrome

Un applauso del cazzo a chi la battezzò con questo nome, io preferisco chiamarla con l'italianizzato ed efficacissimo "iperculturemia", che tradotto per voi ignoranti significa "troppa cultura nel sangue". In qualunque modaccio la vogliamo chiamare, mi so letteralmente cacato sotto: essì che non me ne importa una cippa di quadri, arte e pisciate di colore sulle tele, ma che volete "sono una persona sensibile".
Mi trovavo, Dio solo sa come, ad Amsterdam per un giretto rilassante tra i canali dipinti di arancione per la festa di una regina; pezzente fino all'osso non ci pensai neanche un minuto: "Quindici euro per vedere due quadri di Van Gogh? Spiacente, me ne vado 'avasc Leidsplane a bighellonare" risposi alla mia crew, che in fila come giapponesini bagnati mettevano mano ai portafogli per non perdersi manco un cazzo di girasole.
Ah, se fossi stato intransigente cinque giorni dopo quando capitò tra le mani mie e di un mio amico (quello quaqquaraqquà che si lamenta sempre sul cibo) una tessera super-sconto per quel benedetto museo! "Ma si, andiamo, potremo sempre sciorinare cultura alle orecchie delle persone ignoranti al nostro ritorno" ci ridicemmo.
"Ehm, lei è vieni127? Quello nato per soffrire? Bene, bene, entri pure per 2 euro e 50, c'è uno splendido museo con 6 piani che la attende per saziare tutta la sua fame di cultura" parve dirmi il tizio della cassa.
Probabilmente il francesino Stendhal qualche decennio fa era davvero una persona sensibile, la verità è che io sono un cialtrone a volte davvero irritante; ma appena fissai gli occhi all'autoritratto del sommo pittore olandese... BUM! Tachicardia, vertigini, nausea, calo di pressione, sì, diciamolo, anche un po' di emozione.
Quattro minuti e 25 secondi: tanto è durata la mia permanenza nel museo, probabilmente un record: le telecamere a circuito chiuso ripresero un idiota che entrava spavaldo e dopo due secondi se ne usciva cacato in mano e con la coda tra le gambe. Mancava la patologia psichiatrica in questo blog: sono o non sono un nato per soffrire doc?



(è inutile che mi guardi storto, Vincent, veramente inutile...)

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25/03/2009

Gente che straparla, interviene la Polizia

Siena, Toscana, Italia, Europa, Terra, Sistema Solare, Fellandia. Piazza del mercato, ore tre, di notte. vieni127 (io) e un mio amico chiacchierone litigano ad alta voce e soprattutto seriamente. Si odiano in quel momento e si offendono.
Motivo del litigio: il pranzo. Il mio quaqquaraqquà di un amico mi accusa che io, che lo avevo invitato a pranzo insieme ad altri simpaticherrimi giovani e che avevo scongelato per l'occasione le rondelle, qualcosa simile alle lasagne ma più buone, insomma CHE IO avevo fatto porzioni più grandi agli altri e più piccole a lui, che gli avevo messo nel piatto meno cibo.
Da questa piccola osservazione ne nasce una discussione stra-lunga che si trascina dal Bibò fino a P.zza del mercato dove lui aveva il motorino. Mentre praticamente gridiamo, arriva una macchina della polizia, si ferma accanto a noi e ci chiede i documenti: in tutto ciò noi non smettiamo di battibeccare, di litigare.
Diamo loro i documenti continuando a insultarci verbalmente, loro controllano in auto e noi ancora a parlare e parlare parlare parlare.
Il poliziotto scende, ci riporta i documenti e fa: "Oh ragazzi, i documenti tutto apposto, però non potete parlare ad alta voce di pasta aglio e olio alle 3 di notte" accennando a una sua frase minacciosa del tipo "la prossima volta me ne resto a casa e mi faccio una pasta aglio e olio". Il poliziotto continua.
"Risparmiateci cosa avete mangiato e andatevene a casa, non per altro ma potrebbero chiamarci dai palazzi vicini per schiamazzi" e ridiamo tutti e tre, noi due e il poliziotto. Per la serie: abbiamo litigato per la porzione di rondelle e ci ha diviso la polizia; quando se n'è andata la volante, ci siamo messi a ridere da soli, ci siamo abbracciati e amici come prima. La sofferenza, un litigio del genere è tosto, sedata dalle guardie.



(poliziotto che porge indietro i documenti a uno dei due litiganti)

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22/01/2009

Come iniziare bene l'anno #3

A parte che la figlia menzana di Albano, che sto vedendo Rai1, è proprio belluccia, sbrighiamo 'sta pratica della benedetta trilogia che avevo promesso ai voi numerosi fans. Vediamo, ricapitolando: capodanno e bla bla bla, scalo a Parigi con voli spostati, dopo 48 ore tonde tonde di viaggio torno tra gli ulivi cilentani e mi incazzo a dormì mentre sperimento crisi epilettiche sensoriali (probabilmente sopraggiunte per la stanchezza infinita). Due giorni dopo, più o meno riposato, prendo il trabicolo fidato e insieme a quell'altro trabicolo fidato (umano però) me ne salgo a Siena per riassettare la vita.
E cosa ti va ad accadere? Muorti di sonno ci ristoriamo in un autogrill, parcheggiamo l'autovettura sotto la pioggia e ci mettiamo a dormire. Dopo manco 10 minuti ci risvegliamo per riprendere la marcia ma la marcia non può riprendere: fendinebbia dimenticati accesi, non si abbassano manco i finestrini tanto è scarica la batteria. Oh, a questo punto, uno è alquanto cacato di cazzo: è una settimana che tribolo, ulteriori contrattempi proprio NO. E allora senza manco batte ciglio, benché adiuvato da bestemmie corroboranti, vado dentro alla pompa di benzina, senza parlà metto 50 euro sul bancone, compro quei cazzo di cavi, torno alla macchina e chiedo alla brava gente del Sud di aiutarmi. Manco per il cazzo: mi pigliano per drogato, nessuno ci aiuta.
Fino a che troviamo un pelato boncitto che si presta e ci fa succhià un po' del suo motore per far riprendere il nostro; appena sento il brumbrum mi limito giusto ad asciugarmi il sudore freddo dalle tempie, metto il piede sull'acceleratore e non lo stacco fino a che non sto a Siena. Per far ricaricare la batteria ben bene.
Alle porte di Siena, dato che avevamo fatto una tirata e non avevo manco potuto farmi una pisciatella, scendo nei pressi di una strada isolata e svuoto la vescica: torno in auto e sento puzza di merda. E qui mi fermo.



(non potrebbe parlà di scopate un bell'uomo del genere?)

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18/01/2009

Come iniziare bene l'anno #2

Dopo la prima succosa puntata di questa nuova trilogia, ecco a voi corvi di malaugurio, la seconda parte in cui vado a spiegare in che modo il 2009 ha irrotto nella mia tapina vita con palese maleducazione. Si diceva di Reykjavik e del capodanno acciuffato per i capelli: bene, il soggiorno islandese bene o male alla fine l'ho portato al termine. Lasciata l'isola con stanchezza incipiente, supero le nuvole, rivedo il sole dopo giorni e pregusto il tepore parigino dove avrei fatto scalo; atterro al famoso Charles de Gaulle e anziché la sfera di fuoco, scorgo distese di neve. "Che bello" dicono tutti, palle di neve che vanno e che vengono, viaggiatori che fanno foto.
Gli ignari miei concittadini e colleghi di viaggio aspettano nella piccola sala il volo Vueling delle 15, io getto occhiate a femminelle mentre sgranchisco i piedi levandomi le scarpe; in cuor mio so che non può finire così, che il destino è per me puntualmente beffardo, che un anno cominciato con mille disavventure sarebbe continuato sin da subito con nuovi capitoli funesti: ed infatti lo speaker annuncia il ritardo del volo, i mugugni salgono, le vecchie chiamano in Italia e dicono a familiari e autisti di andare all'aeroporto con calma, tanto saremmo arrivati con un paio di ore di ritardo.
"Tutto qua? eh? Questo è quanto sai fare Dio dei miei stivali?" provoco mentre inizio a cedere alla stanchezza e voilà, una voce di cazzo femminile annuncia che il volo è stato cancellato. Panico.
Valige che non si trovano, file chilometriche per farsi spostare il volo, bambini che piangono, vecchi edematosi che si ingialliscono: calano le tenebre, Parigi è sotto zero, l'aeroporto è una caciara. Avvocati che minacciano, coppiette che si litigano, femmine che parlano degli acquisti a Lafayette e io che sconsolato affido il mio futuro a un compagno di viaggio progressivamente più alticcio.
Passo la notte nella surrealtà: gente che dorme sui nastri del check in, altri sulle scale a chiocciola, bambini per terra con peluche di Pisolo freschi comprati a Disneyland, mamme che allattano, 90enni che vanno e vengono dal bagno, chi sbevazza per terra, chi fuma a due metri dalla polizia, c'è pure chi osa qualcosa di sessuale per passare il tempo. Io mi creo un giaciglio di giornali, attacco i lacci delle scarpe ai polsi per non farmele fottere, mi metto il cappello in faccia e cedo al sonno dei giusti.
La mattina dopo c'è ancora neve, giustamente. Sull'orlo di una crisi di nervi, si parte. M'aspetta Fiumicino e 12 ore di attesa a vedere giapponesi appena giunti da Tokyo e femmine abbronzate in arrivo da Dubai. Nato per non essere cazzo, una volta ogni tanto, di passarla liscia. Ma siamo ancora vivi.



(vieni127 ritrae con una foto uno stizzito giovane che cerca di dormire a CDG)

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16/01/2009

Come iniziare bene l'anno #1

A voi che amate le trilogie (indimenticabile quella "dei punti" apparsa, ovviamente, in tre puntate su queste pagine) eccovene una fresca fresca che illustra come basta poco a volte per iniziare l'anno per così dire "coi cazzi". L'anno precedente volge al termine e pensi "Oh, finalmente" e te ne vai fino a Reykjavik per cominciare quello nuovo con le giuste bollicine; così il giorno di San Silvestro prima ti spaparanzi in un centro SPA a riscaldarti il culo con l'acqua sulfurea d'Islanda, poi te ne torni all'ostello per preparare il gran veglione di fine anno. Tutto perfetto, pareva, ma in agguato c'era la mia attitudine a non poterla mai passare liscia e per ogni centimetro di serenità ecco che si abbatte su di me un chilometro di sciagure.
La stanza dove avevi dormito la notte prima è spoglia, vuota, ripulita finanche di quei peli riccioluti che fioccano sul pavimento ad ogni rimestatina nei calzoni. Dopo la surrealtà della scena e i minuti di sospensione senza neanche una asciugamano e tantomeno un mutando pulito, ritrovi il maltolto e archiviato il malinteso ti carichi per le prossime ore. Operazione alcool e cibo, per un cenone che in Italia se lo sognano: il bus non passa, i negozi per comprare cibarie e bevande sarebbero chiusi alle 6. Sono le 5 e mezzo, di bus manco l'ombra. Ecco le 5 e 35, il luogo agognato per le compere dista un 4 chilometri. Disperazione, risoluzione: corsa folle.
L'improvvisazione della maratona reykjavikina ha l'obbiettivo di non rovinarmi la serata, arrivo a destinazione alle 6 meno 1, sudato e col fiatone nel mezzo del Polo Nord: il 31 dicembre lo store degli alcolici chiudeva all'1. "Five hours later" ci ridiciamo con un altro podista che aveva preso la mia scia a un chilometro dal traguardo.
In giro non c'è un cane, cerco almeno di mangiare: passo dal market aperto all'andata della mia corsa e... chiudeva alle 6. Quindi era appena chiuso. Digiuno, stanco, depresso, lucido, affamato, imprecante Thor e gesùbambino.
Per cui torni all'ostello, cos'altro puoi fare, ti fai una doccia, ti carichi facendo training autogeno e osservi tra il fumo delle tue innumerevoli sigarette la baldoria tutto intorno: a un chilometro di distanza dove sparano i fireworks, a cento metri dove si riscaldano al fuoco di un falò, a dieci metri dove gli altri inquilini dell'ostello mangiano schifezze e bevono rhum e whisky. Ti brucia il culo, pensi che sei dovuto arrivare fino in culonia per passare l'ultimo dell'anno schifosamente lucido. Alzi il culo e ricominci a correre (perdonate la triplice ripetizione della splendida parola "culo").
Il primo pub aperto è il tuo, metti sul bancone 10mila corone e autorizzi l'esercente a farti scuottare. All'1 dimentichi la depressione e finalmente mangi banane con tutta la buccia, accendi sigarette dal filtro e parli con colossi femminili andate con l'età. Nato per soffrire, ma ubriaco perso a dieci secondi dalla mezzanotte.



(vieni127 in testa, seguito da un islandese e un kenyota: per tutti e tre corsa vana)

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31/10/2008

Dormire sul cesso

Dante Alighieri non esitò a dare una bella lezione ai golosi: nell'inferno questi pagavano la loro ingordigia nuotando in un mare di merda. Frutto della fantasia del Sommo Poeta, pare che anche il buon Dio abbia preso in prestito l'idea del fiorentino infliggendo al sottoscritto una pena terrena che rimanda alla legge del contrappasso. La prefazione quindi è per dire che ciò che andrò a scrivere è qualcosa che forse mi sono meritato, ma se una volta potessi passarla liscia per le mie malefatte non è che mi dispiacerebbe.
L'altra sera ci riunimmo in allegra brigata e andammo in trasferta a Firenze per un concerto, di quelli belli. A fine spettacolo, era circa mezzanotte, un gruppo (tra cui io) decide di anticipare il ritorno a casa per procacciare cibo, data la fame che attanagliava tutti in quel momento. Vagando a casaccio scorgiamo un McDonald notturno, il guidatore aziona la freccia e ci fermiamo esultanti. Sgomito e ordino il menu più costoso, prediligendo il panino da 280 grammi con tanto di Parmigiano dentro, più patatine e Coca enorme. Sono felice.
Ingurgito la bevanda quando ancora mastico tuberi, mentre gli altri sono girati mi fotto pure la loro roba e intanto il panino trema per la sorte che sospetta gli capiterà. Ed infatti sono implacabile: quattro morsi e l'80% di quella prelibatezza è già nello stomaco, altri due secondi (11 in tutto) ed è al sicuro nelle mie budella. Racimolo qualche foglia di insalata caduta agli altri, faccio il sacrificio di finire patatine che ad altri non andavano, quindi mi rimetto in macchina satollo. Ancora più felice. Penso alla mia sazietà ogni minuto e sospiro: "Ahhh".
A casa gigioneggio, quindi vado a letto, stanco. Verso le 7 del mattino però faccio sogni orrendi, del tipo mal di pancia in luoghi pubblici e cessi sporchi e senza chiave. Apro gli occhi e mi rendo conto dell'amara realtà: l'intestino mi duole per davvero. Meccanicamente mi alzo e vado in bagno, dove si consuma la difficoltosa digestione del mio non più tanto amato 280 grammi. Non ci crederete, ma rilassato dall'evacuazione imperiosa, mi adagio su me stesso mentre ancora sto seduto sulla tazza. Mi addormento.
Mi sveglio dopo mezz'ora, con la schiena rotta. Mi pulisco e torno a letto. E prima di riprendere un giusto sonno mi maledico. Nato per soffrire? Macché: nato per essere un idiota. Ma so già che ci ricascherò.



(vieni127 pochi istanti prima di cedere al sonno)
 

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14/09/2008

Vomitare in canoa

E' notte, penso la maggior parte della gente stia dormendo. Io no. Io sono sveglio. Io vieni127, il sofferente, quello che ha voglia di scrivere un post. Allora, potrei scrivere di due cose: o della tapina esistenza che conduco (argomento simil-filosofico che però andrebbe a parare nella sofferenza spirituale, due palle insomma) o di acciacchi passati, più o meno remoti. Opto per la seconda possibilità, proprio ora che si sta incazzando a piovere per l'ennesima volta in poco più di 24 ore. E più in particolare vi parlo di una meravigliosa sofferenza in alto mare: signori e signori, ecco a voi "Vomitare in canoa!".
Che successe? Successe che il 13 agosto, un mercoledì estivo del favoloso 2008, decisi di darmi allo sport elevato all'ennesima potenza: novello triatleta, quel giorno volevo spaccare il mondo. Dal momento che a parte giochicchiare a pallone non sono buono manco a correre, decisi di affidarmi a un personal trainer ferratissimo, il mio cuginetto. Io da vecchia volpe, quasi autocompiaciuto di come mi facevo voler bene da quella creatura smaliziata (al secolo Peppo), gli dico "Ma si, andiamo, si va!". Dove? A pescare, in alto mare, due uomini su una minuscola canoa a 200 metri dalla costa, due martinpescatori da far rabbrividire... boh... qualcuno che sa pescare bene.
Si salta in canoa, e sto cazz 'e Peppo inizia a rompere i coglioni: "Dai, forza, andiamo più veloce, raggiungiamo subito il largo" e io, che stavo dietro a lui, dopo 20 remate vigorose inizio a rallentare, mentre lui in preda ai nervi accelera la vogata. Vabbene, mi ridico, facciamo sto sforzo e arriviamo nel punto x, a detta di Peppo il più pescoso dei paraggi. Attracchiamo la canoa con un masso che pesava più di lui (fece tutto lui, io mi limitavo a dar indicazioni verbali) e via, si pesca. Un lancio, niente. "E' troppo bello pescare" fa lui, secondo lancio. Un pesce. Si ringalluzzisce. Io osservo, cerco di imparare, reclamo la canna. E prendo pure un pesce, velenoso. Peppo lo ributta in mare, io suggerivo di usarlo come esca.
Se non che, dopo 20 minuti, solo 20 minuti, inizio a bestemmiare. Il mare era mossetto, la canoa fa di questo e di questo, e Peppo non aiuta: "Mamma che bello pescare, io vivrei una vita intera come questo momento, in alto mare a pescare". Io cambio posizione, la canoa bascula. Mannaggia santa.
Mi sale un senso di nausea che manco la Madonna con l'Anticristo in grembo, devo vomitare. Però a Peppo non voglio deluderlo, e a nuoto non posso tornare. "Ehm, inizio a stare male" "Che?" "Niente".
Poi devo proprio rovesciare, mi faccio coraggio (mentre lui armeggia con piombini e forbici) e gli intimo di tornare a riva, lo scongiuro, un uomo senza dignità. "Ma ora?" "Si ti prego Peppo, ora, portami a riva o se no ti muoio qua".
E da solo mi conduce esanime al molo, se solo ci ripenso mi riviene la nausea. Mi scarica e ritorna al largo, lui si che è un lupo di mare. Io ci stavo schiattando, invece, in alto mare. Sarà 'na cazzata, ma è stato brutto. Nato per buttare il sangue anche un mercoledì d'estate.



(Peppo ritorna a largo per continuare la pesca)

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